Al momento stai visualizzando Sugli Infortuni e la Frustrazione di Non Poter Correre

Sugli Infortuni e la Frustrazione di Non Poter Correre

Ho iniziato a correre a circa 23 o 25 anni (credo). Prima avevo fatto un po’ di tutto, dal calcio al calcio a 5, karate, nuoto, sci… Ed è stato a causa del calcio a 5 che mi è sorta la pubalgia (dolore inguinale e all’anca destra). Almeno questo è quello che credevo.

Perché se è vero che per ogni sport ci possono essere infortuni specifici, è anche vero che le probabilità di infortunarsi aumentano esponenzialmente se non siamo preparati fisicamente.

Non conoscendo nulla riguardo ai muscoli e al loro ruolo, mi adeguavo a quello che mi veniva detto di fare durante gli allenamenti, che forse però non riuscivano a coprire tutte le mie lacune meccaniche.

E così ad un certo punto smetto col calcetto ed inizio a correre su strada.

Mi piace. Mi piace sempre di più. Ma è un calvario. Corro qualche mese, poi devo fermarmi a causa della pubalgia. Riprendo, e devo fermarmi di nuovo. Così per mesi e mesi.

Decido di vedere degli specialisti. E qui inizia un girovagare tra fisioterapisti, fisiatri, ortopedici, osteopati e massaggiatori e spendo migliaia di euro (grazie a mamma e papà!). Alcuni di questi sembra sappiano il fatto loro, ma io non vedo miglioramenti sostanziali. Un fisiatra arriva a dirmi che devo “avere pazienza”, senza darmi alcun tipo di consiglio.

Quando finalmente mi pare di aver trovato quello giusto, un fisioterapista molto competente che effettivamente mi porta dei buoni risultati dopo 6 mesi di addominali fatti ogni giorno, la pubalgia ritorna e mi impedisce di nuovo di correre.

STARE FERMO QUANDO VUOI MUOVERTI

Credo che siano in molti a sapere cosa si prova a voler correre e a non poterlo fare. Ogni volta che sei in giro e vedi un runner provi pura invidia, sospiri, ti dici che forse tra un po’ di tempo, magari…

Ti basterebbe anche solo poter fare 4-5 chilometri senza preoccuparti tutto il tempo di peggiorare la tua condizione. A volte esci lo stesso, e corri sul dolore, ma sai già che sei un cretino a farlo.

E quindi passano i giorni e continui a non poterci fare nulla. Così magari decidi di provare altro. E così ho fatto anch’io.

Mi sono dato all’escursionismo e all’alpinismo, continuando a corricchiare ogni tanto, o a farmi camminata veloce in salita su tapis roulant. Una rottura, ma almeno mi tenevo in forma senza sentire troppo dolore.

Poi riprovo da un altro specialista, una podologa, che mi suggerisce di usare dei plantari ortopedici. Sembrano essermi utili per evitare dolori ai piedi, e da lì non li mollo più (anche se mi rovinano le scarpe, devo ricordarmi di tenerli sempre, etc.). Ma nemmeno questi risolvono la pubalgia.

RICOMINCIARE

Poi, dopo qualche anno, mi trasferisco in una zona a pochi minuti dai monti e assieme ad un amico inizio a fare trail running. Iniziando con brevissime corsette. E noto subito che non la pubalgia non mi fa male come sulla strada e da lì inizia la liberazione.

Ma la strada è ancora lunga, perché gli infortuni iniziano ad essere molti, di diverso tipo: fasciti plantari, tendiniti al quadricipite, contratture ai polpacci, dolori alle caviglie, sindrome della bandelletta, femorali doloranti, problemi ai tendini d’Achille…

Inizio allora a studiare per conto mio un po’ di meccanica, postura, etc. Compro alcuni testi e materiale e capisco di avere probabilmente dei glutei deboli e un problema al bacino, ruotato in avanti. Comincio a fare esercizi mirati e, miracolo, arrivano i primi veri risultati. Riesco a correre quasi per 15 km senza avere troppi problemi.

Ma poi, ancora una volta, incredibilmente, mi devo fermare per un altro infortunio. E allora penso davvero di dire basta e smettere una volta per tutte. E invece accade che tramite il mio “socio” di TrailMind, Michele, conosco un fisioterapista molto in gamba. Guarda caso è proprio Giacomo, il nostro fisio e ultrarunner che collabora con noi a questo sito.

Giacomo non solo mi sembra fin da subito preparato e competente, ma si vede anche che ci tiene e dopo avermi descritto il problema mi spiega come trovare una soluzione che sia duratura.

All’inizio sono un po’ scettico (come potrei non esserlo!) e invece bastano un paio di incontri e una scheda di esercizi mirati per farmi tornare a correre senza dolori.

Passano neanche due mesi e arrivo a fare trail di circa 20 km. Poi 30. Infine decido di iscrivermi ad un’ultramaratona di 50 km (io che corro un’ultramaratona?!).

E la finisco anche!

PUNTI IMPORTANTI

Non mi dilungo ulteriormente su cosa faccio ora per mantenermi in forma, numero di uscite, stratagemmi per evitare gli acciacchi, etc. Ma mi preme dire che riguardo agli infortuni credo di aver capito un paio di cose fondamentali dopo tutti questi anni:

  • anche nelle peggiori situazioni non è detto che si debba smettere di correre. Insomma, c’è speranza anche per chi ormai non ci crede più!
  • non si può correre e basta: è necessario fare esercizi mirati e personalizzati, magari anche solo una volta a settimana, che siano di potenziamento o volti a riequilibrare eventuali problematiche fisiche
  • è fondamentale trovare il professionista adatto, che sia competente e che abbia davvero voglia di rimetterci in sesto. In caso contrario, come è successo a me per molti anni, si buttano solo soldi e tempo

Se non sapete come uscire dal tunnel degli infortuni, io una telefonata a Giacomo gliela farei, anche se vivete fuori regione: Giacomo Passoni – The Lab


Gabri

Trail runner e (da poco) ultrarunner. Finto alpinista, vero escursionista. Adoro i tramonti in montagna e riempire lo zaino di troppe cose.