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Recensione zaino Osprey Atmos AG 65

Oggi parliamo dell’Osprey Atmos AG 65, uno zaino che promette di sconfiggere la gravità e sostenere parte del peso al posto nostro. Allegro marketing californiano o reale innovazione tecnica? Dopo 4 anni di test di ogni genere, ecco la mia risposta.

Il marchio Osprey

Dalla California alla conquista delle Alpi

Dopo decenni di uso (e abuso) sui sentieri, il vecchio zaino Invicta di mio padre si era praticamente decomposto. Oltre al fatto di richiedere un intervento con Photoshop in ogni foto in cui compariva: pareva una gigantesca blatta fucsia mezza rinsecchita, appoggiata sulla mia schiena. Non molto Instagram-friendly.

Lo zaino da montagna è uno dei pezzi di attrezzatura destinati a durare di più, e quindi per un escursionista seriale non vale la pena risparmiare troppo con modelli entry level. Meglio puntare su prodotti buoni e longevi, così come per i bastoncini da trekking.

Come chiunque altro, ho iniziato quindi delle ricerche online per sostituire degnamente il defunto Invicta. E possibilmente puntando su un modello che preservasse la mia schiena, che non è proprio la compagna di strada più affidabile. È così che mi sono imbattuto per la prima volta nel marchio Osprey, a me sconosciuto.

Quando si pensa a degli zaini da trekking o alpinismo, i brand che vengono in mente – e che troviamo nei negozi in Italia – sono Ferrino, Deuter, Black Diamond, Salewa, CMP… Difficilmente troveremo dei modelli Osprey… purtroppo.

La Osprey nasce in California nel 1974, da un’idea del designer Mike Pfotenhauer. L’intento era semplice: diventare leader sul mercato degli zaini, nicchia fino a quel momento occupata da marchi che si occupavano anche di altro.

Fin dalla nascita, invece, la Osprey si concentrerà solo su questo: come costruire zaini comodi, versatili, innovativi per ogni tipo di attività montana.

Flash forward: cinquant’anni dopo la Osprey ha raggiunto il suo obiettivo, come dimostra la sua presenza fissa nelle classifiche dei più qualificati siti di outdoor di tutto il mondo.

È vero, in Italia non è ancora così diffusa, ma nel resto del pianeta il (discutibile) logo con l’aquila stilizzata si incontra spesso su sentieri, pareti, piste ciclabili… Ma qual è il motivo del loro successo?

Particolare dello schienale “Anti Gravity”

Le innovazioni di Osprey

Sono diversi i brevetti Osprey che hanno permesso ai californiani di imporsi sul mercato. A partire dalla tecnologia AG, che dà il nome anche allo zaino Atmos AG 65 che recensirò a breve.

AG sta per Anti Gravity, una tipica supercazzola pubblicitaria da venditori di zaini… che però in questo caso nasconde davvero un sistema di sospensione che la vostra schiena gradirà moltissimo, come vedremo.

Osprey ha poi sperimentato una serie di innovazioni per migliorare il comfort sui sentieri, come gli attacchi per bastoncini Stow-on-the-Go, che non richiedono di fermarsi per riporli o estrarli. Oppure la cintura ventrale regolabile Fit-on-the-Fly e il Lid-Lock, per fissare facilmente il casco da bici.

Non solo: sono anche stati pionieri sul fronte dei design ergonomici. Dagli anni ’90 producono infatti zaini specifici per le donne, modificando le specifiche per adattarle all’anatomia femminile.

Fondamentale per uno zaino è il fattore traspirabilità, e anche qui Osprey non si fa trovare impreparata.

Troviamo ad esempio i pannelli posteriori AirScape, con bordi in schiuma per maggiore comfort e vestibilità. Gli zaini con questa tecnologia (Talon, Aether…) mantengono il peso vicino alla schiena, bilanciato e comodo, e permettono un continuo flusso d’aria.

Per i climi più caldi ci sono invece gli schienali AirSpeed, in mesh (tessuto traforato, a rete) sospeso. La schiena non poggia quindi direttamente sullo zaino, e l’aria circola continuamente.

Ottima per le escursioni estive e le attività ad alta intensità, questa tecnologia permette anche di caricarsi sulla schiena attrezzature più spigolose e potenzialmente scomode.

Nel caso dei già citati modelli AntiGravity, la membrana AirSpeed non solo garantisce ventilazione, ma è mantenuta in tensione così da fornire un supporto mirato alla zona lombare.

AntiGravity si estende anche alla cintura ventrale, che nel caso degli zaini Osprey abbraccia e supporta l’escursionista, dando stabilità, bilanciamento e comfort.

Per concludere citiamo la StraightJacket Compression, una tecnologia che permette agli zaini Osprey di comprimere il carico, eliminando gli spazi vuoti.

Utile per tutte le uscite in cui lo zaino è carico solo a metà, permette di comprimere il volume grazie a dei lacci laterali raggiungibili anche in corso di camminata.

Osprey Atmos AG 65: la prova sul campo

Le dimensioni: a chi può servire

Dopo attente ricerche su internet, mi sono deciso a sostituire quella blatta fucsia dell’Invicta con il Gabibbo: un Osprey Atmos AG 65 rosso fiammante. AG, come già detto, sta per “Anti Gravity”, mentre 65 sono i litri della capacità.

Si tratta quindi di uno zaino grande, da uscite di più giorni, da qui la sua somiglianza con l’obesa mole del pupazzo trash di Striscia la Notizia. E da qui anche l’ormai classico commento del mio socio Gabriele, che ogni volta mi fa notare che in caso di maltempo potremmo entrambi bivaccare dentro al mio zaino.

La carta di identità dell’Atmos è questa:

  • peso: 2.2 kg
  • altezza: 87 cm
  • larghezza: 39 cm
  • profondità: 41 cm

Una bestia ingombrante, insomma. Ma non facciamoci ingannare dalle sue dimensioni: l’Atmos AG 65 è uno zaino sorprendentemente versatile, che ho potuto usare – senza mai pentirmene – tanto in escursioni giornaliere invernali quanto in un trekking di 15 giorni in tenda.

In pratica, le uniche occasioni in cui lo lascio a casa sono le escursioni leggere estive o di mezza stagione, in cui mi porto dietro il minimo indispensabile. Ma già quando voglio avere con me il cavalletto e la reflex punto sull’Atmos.

Non è infatti solo una questione di spazi, come vedremo. È soprattutto l’AG nel nome a fare la differenza nella gestione del peso.

Anche se in uno zaino più piccolo potrei portarmi dietro quello che mi serve, se voglio preservare la mia schiena scelgo questo gigante buono, che mi assiste come un angelo custode… o, ancora meglio, un fisioterapista.

La prima considerazione per l’acquisto di uno zaino è: di quanto volume ho bisogno? La mia risposta è semplice:

  • Uscita giornaliera: 15-35 litri
  • Una notte fuori: 35-55 litri
  • Weekend (2-3 notti fuori): 55-70 litri
  • Viaggi prolungati (oltre 3 giorni): dai 70-100 litri

Nel caso dell’Atmos, la sua capacità di distribuzione del peso e la sua comodità lo rendono adatto anche ad uscite più brevi, a patto di avere – indicativamente – almeno 5/7 kg sulla schiena. Soprattutto per chi, come me, soffre di dolori lombari.

Sotto questa soglia, puntate pure su modelli meno ingombranti.

Inelegante ma efficace… l’Atmos Ag 65 in versione impermeabile sotto una nevicata

Il Sistema Anti-Gravity funziona?

Siamo onesti: anche l’ultimo brand che produce zaini venduti nei grandi supermercati si inventerà dei nomi fighi in inglese per le “tecnologie” implementate. E tenterà di convincerci che quel mucchio di nylon ha dei superpoteri.

Ma alla prova dei fatti, l’Atmos AG 65 davvero permette di portarsi dietro il peso “senza sentirlo”?

La mia risposta è semplice: fino a una certa soglia di carico, questo zaino che già da vuoto pesa più di 2kg pare praticamente scomparire sulla schiena. Davvero: non lo sento.

Riempito di reflex, cavalletto, due litri di acqua, materassino, sacco a pelo, cambio di vestiti, cibo… insomma, pieno di tutto quello che serve per una notte in bivacco, pare farmi da mulo e portare il peso al posto mio.

Com’è possibile? Se volete la spiegazione tecnica in zainese la trovate sul sito Ospreyeurope.com. Vi risparmio il copia-incolla e vi parlo della mia esperienza.

Gli elementi che fanno funzionare il sistema AG sono tre:

  • gli spallacci ExoForm Biostretch
  • lo schienale
  • la cintura ventrale Fit on the Fly

Partiamo dagli spallacci. La parte a contatto con il petto è in mesh traspirante e iperimbottito, regolabile in ogni maniera possibile. Il punto di appoggio degli spallacci può essere modificato a seconda dell’altezza del camminatore grazie a un sistema di scorrimento sullo schienale.

Lo schienale rimane separato dalla schiena grazie a una rete molto tesa che si fonde senza soluzione di continuità con la cintura ventrale, vero e proprio fiore all’occhiello dell’Atmos AG 65.

La cintura è infatti semi-rigida e a sua volta sospesa, come lo schienale. Significa che si adatta ai nostri fianchi avvolgendoli comodamente ma senza pesare, come un abbraccio di Gabibbo (paragone inquietante, mi rendo conto).

Con un (estremamente poco pratico, va detto) sistema in velcro interno, la cintura ventrale può essere regolata in lunghezza, e ospita due genrose tasche sufficienti per cellulare, portafogli e qualsiasi cosa vogliate sotto controllo e a portata di mano.

Risultato? Il caricato è iperbilanciato, lo zaino è stabile in ogni situazione e davvero pare sostenere il peso a dispetto della gravità. Questo se non si esagera.

Mi spiego: durante il mio trekking di 2 settimane mi è capitato di sfiorare i 20 kg di carico, pesando io 58 kg. Siamo decisamente oltre la soglia consigliata, e in questo caso l’Atmos AG 65 “smette di funzionare”.

Il peso è semplicemente troppo, e torna a gravare sulla schiena. Ma, nel mio caso, fino ai 15 kg riesco davvero a godere della magia dell’AG.

Ricorda che, indicativamente, non si dovrebbe mai avere nello zaino più del 20% del peso del proprio corpo. Fino a questa soglia – che permette ancora di camminare per ore in salita con un buon allenamento pur senza essere uno sherpa – l’Atmos fa il suo lavoro egregiamente.

Particolare della cintura ventrale e del suo "abbraccio".
Particolare della cintura ventrale e del suo “abbraccio”

Gestione degli spazi: tasche e vani

In quanto a sistemi di stoccaggio, l’Atmos AG 65 è abbastanza classico ed efficiente:

  • tasca inferiore per materassino/sacco a pelo, separata dal vano principale superiore. Personalmente riesco a inserirci sia il materassino che il sacco a pelo con cuscino, o anche la stessa tenda
  • tasche a zip sulla cintura ventrale: come già detto, ottime per cellulare e portafogli, chiavi, gps… sempre a portata di mano
  • tasche in mesh laterali poco più alte della cintura ventrale. Elastiche e sottili, hanno un doppio foro. Sono pensate per le borracce, che si possono così raggiungere senza bisogno di fermarsi
  • tasca centrale esterna in tessuto elastico: lampada frontale, cuffia, guanti e snack di solito finiscono qui, nel mio caso… pratica e spaziosa, chiusura con fibbia regolabile con una cinghia
  • tasche laterali esterne di destra e sinistra: non sono elastiche, ma sono profonde e capaci, con chiusura a zip
  • vano principale: che dire… la maggior parte dei 65 litri sono qui. Purtroppo non ci sono separatori, ma solo una tasca elastica che si apre direttamente sulla parte interna dello schienale, che io uso per le coperte termiche d’emergenza
  • copertura superiore dello zaino FlapJacket rimuovibile. Personalmente la uso solo per trekking di più giorni. Ha due tasche a zip, di cui una molto ampia, che permettono allo zaino di raggiungere la soglia dei 65 litri comodamente. Qui troviamo anche un ottimo telo impermeabile, che in alternativa può essere staccato e riposto dovunque vogliamo
  • Porta bastoncini da trekking Osprey Stow-on-the-Go, che consente di riporre o accedere ai bastoncini senza dover togliere lo zaino
  • Coppia di asole per piccozze

Aggiungiamo due chicche, se ce ne fosse bisogno: la cinghia sullo sterno ha un fischietto di emergenza e lo schienale ha un foro per permettere di utilizzare le sacche idriche con il tubo che verrà poi fissato a uno spallaccio.

Osprey Atmos AG 65: i PRO

L’Atmos AG 65 mi ha accompagnato per centinaia di km e diversi Everest di dislivello, e ormai ho per lui l’affetto disincantato che si ha per un fratello.

Non ho quindi difficoltà a tributargli tutti i meriti che gli sono dovuti, senza però risparmiargli alcune critiche minori.

Partiamo con i PRO, decisamente più pesanti dei contro:

  • il sistema di ventilazione è al limite della perfezione. Durante il mio trekking più lungo (e pesante), le temperature arrivavano a sfiorare i 30 gradi, e lo zaino lasciava la schiena e i fianchi liberi di “respirare”
  • tasche e vani sono ampi e versatili: difficile chiedere di più
  • impossibile avere vesciche con questo zaino, così come è impossibile non trovare una regolazione adatta alla propria altezza e postura
  • il telo anti-pioggia compreso nel prezzo copre a dovere l’intero zaino anche a pieno carico
  • i materiali utilizzati sono semplicemente il top di gamma, dalle cerniere alle clip, dal nylon a prova di strappo all’imbottitura degli spallacci. Dopo 4 anni di utilizzo i segni di usura sono minimi, e non sono certo un “utente gentile”
  • non ne ha per niente l’aria, ma è uno zaino versatile. Se non convince perchè prevalentemente fate uscite da un giorno, ripensateci. Se avete problemi di schiena o vi portate dietro carichi importanti (soprattutto in inverno), può essere comunque un acquisto perfetto. Io ad esempio lo carico con i miei scarponi invernali (due cubi di cemento) che tiro fuori e indosso solo quando si sprofonda davvero nella neve. Per la maggior parte dell’escursione mi stanno sulla schiena… ma non li sento
  • rapporto qualità e longevità/prezzo più che adeguato

Osprey Atmos AG 65: i CONTRO

  • Strano a dirsi, ma fino a un carico ottimale (max 20% del proprio peso corporeo), questo zaino si comporta incomparabilmente meglio dei rivali. Ripeto: pare di non avere nulla sulla schiena. Superata quella soglia (si parla quindi di itinerari di più giorni, con tenda e sacco e pelo, o di alpinismo invernale), l’Atmos AG 65 reagisce un po’ peggio della concorrenza. Probabilmente per l’eccessiva morbidezza ed elasticità del sistema AG, che non è di sufficiente supporto, o per la distanza schiena-schienale. Il carico inizia a ballare e si sente la necessità di soste frequenti.
  • Se completamente aperta, la zip delle tasche sulla cintura ventrale richiede due mani per essere chiusa. Tende infatti a bloccarsi e a non scorrere bene
  • La cintura ventrale semi-rigida e sospesa richiede fa da ostacolo quando si indossa lo zaino, perchè bisogna “aprirla” per entrare nel suo abbraccio. Questo è inevitabile e i vantaggi del sistema superano gli svantaggi. Ma di certo mettersi sulla schiena l’Atmos è un processo più laborioso della norma
  • Il vano principale non ha separatori, e quindi sta all’escursionista caricarlo secondo criterio
  • Far passare i tubi delle sacche idriche per il foro dedicato non è così semplice: andrebbe allargato
  • La cintura ventrale può risultare troppo “abbracciante” per qualcuno. Questa non è la mia esperienza, ma un commento letto in più occasioni su Internet. Il problema si risolve dopo un periodo di rodaggio, ma rimane uno dei lati negativi di questo sistema innovativo
  • Lacci e lacciuoli inutilizzati o in eccesso pendono dallo zaino rendendolo simile a una strana struttura votiva tibetana. Sarà per i miei volumi ridotti – tutti i lacci sono tirati al massimo e quindi la parte avanzata è sempre notevole – ma a volte mi viene voglia di tagliarli con le forbici
  • Il sistema di estensione della cintura ventrale: c’è un velcro interno (a contatto con i fianchi, per intenderci) da staccare per poter estrarre altri cm di cintura, volendo. Ma farlo è davvero complicato: non c’era una maniera più semplice?
L’Atmos AG 65 a pieno carico, lungo il Chemin de Stevenson in Francia (250 km)

Conclusioni

L’Opsrey Atmos AG 65 è sul mercato da anni, ed è praticamente un oggetto di culto nella tribù di camminatori e alpinisti. Se il brand californiano non ha avuto bisogno di rinnovarlo e correggerlo dopo tutto questo tempo, un motivo c’è. E si vede.

Chi cerca uno zaino da escursionismo per trasportare volumi e pesi adatti ad alcune notti fuori, non troverà molto di meglio in giro. Questo è un prodotto che dura una vita, e che sostiene pesi medio-alti come nessun altro.

Chi invece vuole uno zaino leggero da giornata, oppure qualcosa per spedizioni complesse in cui il peso sulla schiena supera ampiamente il 20% del proprio peso corporeo, può cercare altrove.

Michele

"Foto, escursioni, corsa: tutte scuse per andare in montagna".