Al momento stai visualizzando Recensione Saucony Peregrine 10

Recensione Saucony Peregrine 10

La serie “Peregrine” è sinonimo di trail running per molti appassionati. Il segreto del successo di queste scarpe è l’equilibrio perfetto tra gli elementi, che evita ogni eccesso massimalista o minimalista. È il turno delle Saucony Peregrine 10, uscita in tre versioni: normale, in Gore-Tex e ST, per terreni fangosi.

Saranno migliori dei precedenti, tanto amati modelli?

IL PENSIONAMENTO DELLE PEREGRINE ISO

Uscito sul mercato nel gennaio 2020, questo modello sostituisce le Peregrine ISO, che potremmo anche chiamare Peregrine 9. Il motivo del nome diverso era l’introduzione del sistema ISOFIT.

Si trattava di una struttura progettata per rendere più confortevole e sicura la corsa, struttura che però con le Peregrine 10 è già stata pensionata. E questo la dice lunga su quanto poco sia stata apprezzata dai runner.

La nuova edizione del “Falco pellegrino” restituisce ai fan un modello senza fronzoli, affidabile e “tuttofare”. Tra le tante differenze tra le ISO e le Peregrine 10 c’è il ritorno del rock plate, quel sottile strato di plastica o carbonio tra l’intersuola e la suola che protegge l’avampiede dalle rocce.

Appena messe ai piedi, le nuove Saucony sono comode e fascianti ciabatte da casa. Non necessitano di un periodo di rodaggio e invitano subito alla corsa. Ma, appunto, com’è correre nelle Peregrine 10?

AMMORTIZZAZIONE REATTIVA

L’estremo comfort è la prima caratteristica di queste scarpe, insieme al design moderno e decisamente più accattivante rispetto ai vecchi modelli.

L’altra sorpresa è la differenza tra specifiche tecniche e sensazione sul sentiero. Se sulla carta queste sono scarpe pesanti e protettive, alla prova della corsa sono leggere e sensibili. Più adatte a chi vuole sentire il terreno sotto ai piedi che agli amanti delle Hoka, insomma.

E questo nonostante l’ammortizzazione non manchi, e sia anzi stata aumentata rispetto alle ISO. Un cushioning reattivo, però, per quanto possa sembrare paradossale.

GRIP E SENSIBILITÀ ECCELLENTI

Le Saucony Peregrine 10 sono scarpe che brillano già dal primo utilizzo, e sono un’ottima scelta anche per chi si approccia al trail running per la prima volta.

Questo perchè, come già detto, tengono insieme il meglio di tutte le categorie di scarpe da corsa in montagna, evitando gli eccessi. Se poi sentiamo di aver bisogno di più ammortizzazione, più leggerezza o più protezione, possiamo passare a modelli che puntano molto su quelle caratteristiche.

Altrimenti abbiamo ai piedi la scarpa più equilibrata in circolazione, e sul sentiero questo fa la differenza.

Né troppo inclementi e minimal, né troppo ammortizzate e goffe, le Peregrine 10 sono delle tuttofare che calzano come una scarpa da strada, ma con il grip e la protezione da montagna.

La suola può sembrare meno aggressiva di quella dei vecchi modelli, ma al contrario è più versatile e funzionale, come vedremo.

UN FIT DI CUI CI SI INNAMORA PRESTO

A differenza di altre scarpe, le Peregrine possono accompagnarci per una corsa di decine di km già al primo utilizzo. Certo, chi ha la pianta larga si troverà meglio con Altra e Topo, ma anche in questo caso le Peregrine 10 puntano ad accontentare la più vasta fetta di pubblico possibile, e ci riescono.

Il contrafforte tallonare è alto, solido e contenitivo, senza però essere costrittivo nelle salite ripide.

Il design FORMFIT fascia bene il piede e lo mantiene stabile anche su terreno molto accidentato.

A chi mi chiede cosa conta di più in una scarpa da trail running rispondo sempre: il comfort. Una scarpa con un grip eccezionale e un’intersuola fantascientifica rimarrà nell’armadio se è scomoda. In questo le Peregrine 10 sono difficilmente battibili.

UNA TOMAIA LEGGERA

La tomaia in mesh è resistente ma leggera, e lascia il piede libero di respirare. Non si può dire che manchi di sostegno sui fianchi ed è abbastanza robusta per i sentieri tecnici, ma non certo discese a rotta di collo su ghiaioni o pietre aguzze.

Strategicamente rinforzata sulla punta, sul tacco e sui lati, la tomaia protegge meglio di quelle dei modelli precedenti.

Sulla punta troviamo una doppia copertura, resistente sul davanti e più flessibile sopra le dita, dove arriva a coprire l’intero alluce.

Invece sui lati è lo stesso logo della Saucony in rilievo a ripararci da urti e sfregamenti.

Anche sul tallone la protezione è ottimale, con un deciso passo avanti rispetto alle vecchie generazioni.

In generale, la tomaia fascia bene il piede, senza però proteggerlo come altre scarpe carro armato.

Lo stesso si può dire della suola, che ci lascia una sensibilità inaspettata per una scarpa tutto sommato pesante (siamo sui 300 grammi).

La linguetta, collegata alla tomaia da due strisce di tessuto mesh areate, non infastidisce mai e mantiene il collo del piede comodo e al riparo da sfregamenti fastidiosi.

L’allacciatura ha una doppia fila di passanti vicino alla linguetta, così da permettere un fit più o meno compressivo, scegliendo la fila esterna o quella più interna.

Nel complesso una tomaia che si adatta a tutti i sentieri non troppo inclementi e tecnici, dove vogliamo una scarpa meno sensibile e più protettiva.

IL GRIP PEREGRINE NON DELUDE MAI

La suola “monta” una mescola PWRTRAC, gomma prensile con tasselli profondi 5 mm, ben distanziati (le precedenti edizioni faticavano sul fango, questa brilla).

Il battistrada è un giusto mix di morbidezza (maggiore trazione) e resistenza (maggior longevità). Va poi detto che questa scarpa è anche disponibile nei modelli GTX (Gore-Tex) e ST (Soft/Sloppy Terrain).

In particolare quest’ultima variante è pensata per fango e terreni instabili in genere, con un battistrada ridisegnato appositamente.

Meglio quindi optare per questa versione se siamo amanti delle rampe fangose o viviamo in zone umide.

TACCHETTI E DRENAGGIO DELL’ACQUA

Sulla suola delle Peregrine 10 troviamo anche tre file di piccoli dischi in rilievo. La Saucony stessa ci invita ad usarli per inserire dei tacchetti (file esterne) o creare dei buchi di areazione/passaggio acqua (fila centrale).

Idea originale e apprezzabile, ma che prevede di bucare una scarpa nuova, invece di comprare dei ramponcini da calzare sopra. Non un grande guadagno.

Per quanto riguarda i buchi di drenaggio, va detto che le Peregrine 10 si comportano molto bene nella pioggia e non fanno ristagnare l’acqua all’interno.

Non c’è quindi bisogno di bucarle per correre in tranquillità sotto un temporale. A quel punto basta comprare la versione in Gore-Tex e sfidare gli elementi in tranquillità.

UN EQUILIBRIO PERFETTO NELL’INTERSUOLA

Oltre al già citato comfort, la differenza in una scarpa da trail running la fa l’intersuola, a mio avviso. É l’intersuola a rendere la scarpa ammortizzata o scattante, protettiva o reattiva, adatta alle vertical o alle ultra.

La caratteristica vincente delle Peregrine 10 è proprio quella di aver centrato l’equilibrio tra protezione e ammortizzazione da un lato e sensibilità e minimalismo dall’altro.

Il peso c’è: una Peregrine 10 numero 44 pesa 326 g, non certo una piuma. Ma ai piedi tutti questi grammi non si sentono.

È invece il terreno, con le sue irregolarità, a farsi sentire, pur senza infastidire la pianta del piede. “In medio stat virtus”, e le Peregrine 10 lo sanno bene.

Se, come chi scrive, avete amato la sensazione da “piede nudo” di certe scarpe minimaliste, ma ne avete apprezzato un po’ meno le conseguenze su piedi, ginocchia e anche, le Peregrine 10 sono la risposta.

D’altra parte se amate l’ammortizzazione da cuscino delle Hoka ma gradireste qualcosa di più sprintoso e preciso per i percorsi più brevi e tecnici, provate le Peregrine 10 e non ve ne pentirete.

Questo grazie all’intersuola PWRRUN +, reattiva ma protettiva allo stesso tempo. Permette di correre agilmente sulle punte dei piedi in una salita tecnica, e di affrontare le discese in relativa spensieratezza.

Un passo in avanti notevole rispetto alle vecchie Peregrine.

DROP E ALTEZZA DAL SUOLO

Le Saucony Peregrine “9” (le ISO) avevano ricevute molte critiche per la sofficità assorbi-energia dell’intersuola. In questo caso possiamo invece fare scatti e cambi di direzione improvvisi senza che le scarpe spengano il nostro entusiasmo.

Si tratta quindi anche di un modello da gare veloci medio-brevi, e non solo delle straordinarie tuttofare da allenamento.

Le Peregrine 10 ripropongono il classico drop di 4mm della serie del falco pellegrino: un drop ridotto ma non estremo.

E se le ISO avevano un altezza di 22.5 mm al tallone, queste arrivano ai 27 mm, confermando l’impressione di maggior ammortizzazione, che non va però a scapito della sensibilità e della precisione.

LONGEVITÀ

A 600 km dall’acquisto, posso dire che le Saucony Peregrine 10 hanno una durata nella media.

Probabilmente un po’ più longeve delle Peregrine 8 (soprattutto per quanto riguarda la suola) e un po’ meno delle ISO, queste scarpe ci accompagneranno per mesi, ma non sono eterne.

Va però detto che non sono scarpe da terreni particolarmente accidentati e inclementi, tantomeno da asfalto. Questo tipo di superfici potrebbero ridurre significativamente il ciclo di vita della scarpa.

Ma per asfalto e terreni tecnici il consiglio in generale è di rivolgersi a modelli più specializzati di questo tuttofare.

CONCLUSIONI SULLE SAUCONY PEREGRINE 10

Le Saucony Peregrine 10 rappresentano una positiva inversione di rotta rispetto alle discusse Peregrine ISO.

Più reattive, protettive e sensibili allo stesso tempo, mantengono il leggendario grip della famiglia Peregrine avvolgendo il tutto in una calzata soffice e comoda al limite della ciabatta.

Il trail sotto i piedi si sente, ma non abbastanza da rimpiangere modelli più protettivi in discesa.

E questo vale per tutte le altre caratteristiche della scarpa, che non mirano ad acuti, ma ad un’armonia che faccia contenti tutti.

Magari non ci si innamorerà di questa scarpa come di altri modelli con più carattere e follia (per motivi diversi: la linea S-Lab di Salomon, le nuvole ai piedi Hoka, il minimalismo ascetico di Altra e Merrell…).

Ma le Saucony Peregrine 10 danno qualcosa che credo nessun altro modello sul mercato possa dare.

Ovvero la possibilità di correre (anche iniziando da zero) su diversi terreni, mantenendosi sul sottile crinale tra comodità, sensibilità, ammortizzazione, velocità e avventura. Il tutto dando una sensazione di sicurezza e solidità del piede.

In poche parole: la miglior scarpa di trail running tuttofare sul mercato.

IL CONFRONTO: PEREGRINE ISO VS 10

PEREGRINE ISOPEREGRINE 10
Più grip sul fangoPiù grip su rocce asciutte
Fit più spaziosoPiù fascianti e contenitive
Cushioning più isolante (anche troppo!)Migliore sensazione del terreno
Più pesanti e lentePiù veloci e reattive
Suola più resistente
Presenza di un rock plate protettivo
VOTO: 7VOTO: 8

Michele

"Foto, escursioni, corsa: tutte scuse per andare in montagna".