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Recensione La Sportiva Akasha

Non solo scarponi e scarpette da arrampicata: l’italiana La Sportiva da anni è molto attiva sul fronte del trail running. Oggi è quindi il turno della recensione delle La Sportiva Akasha, scarpe stabili e protettive, per trail medio-lunghi su terreni misti.

Sul campo riusciranno a smentire il loro look da scarpe pesanti e un po’ “noiose”?

LA SPORTIVA: UN SECOLO DI ECCELLENZA IN MONTAGNA

Tutti gli appassionati di montagna sanno bene che gli scarponi italiani sono un’eccellenza riconosciuta in tutto il mondo.

Una delle punte di diamante di questo settore è proprio la La Sportiva, nata in Val di Fiemme negli anni ’20 dalla bottega artigianale del calzolaio Narcisio Delladio.

Un secolo più tardi, il brand trentino è uno dei leader mondiali del settore outdoor, con un catalogo di alta qualità che va dallo sci all’alpinismo, passando per la corsa in montagna.

Come ogni altra importante realtà del settore, La Sportiva collabora con numerosi “ambassadors”. Si tratta di sportivi legati in qualche modo alla montagna, che testano, sviluppano e promuovono il materiale La Sportiva, mettendolo alla prova durante le loro performance.

Nel cast stellare degli “ambasciatori” di La Sportiva, a fianco di Manolo, Simone Moro, Alex Honnold e Adam Ondra, troviamo anche una folta rappresentativa di “mountain runner”.

È il caso di Anton Krupicka, volto (capigliatura compresa) notissimo nel mondo del trail.

LA SPORTIVA E IL TRAIL RUNNING

Originario del Colorado, questo neo-hippy ha corso la prima maratona alle scuole medie, per poi darsi a qualsiasi forma di esplorazione sui monti di casa e non solo.

Look da ribelle ascetico, potrebbe sembrare un ennesimo modello hipster di scarsa sostanza, ma in realtà è un atleta vero, e sul sentiero lo dimostra costantemente.

Krupicka è senza dubbio diventato uno dei volti nuovi del trail running degli ultimi anni. E ha contribuito non poco al rinnovato interesse della linea da corsa di La Sportiva anche oltreoceano.

Ultra Raptor, Akyra, Mutant, Bushido, Lycan, Jackal, Captiva, Helios, Boa… Ogni anno aumentano i modelli trentini dedicati al trail running in ogni sua sfumatura.

Concentriamoci allora sulle Akasha, un modello che riempie una casella finora rimasta vuota nel catalogo La Sportiva.

LE LA SPORTIVA AKASHA APPENA INDOSSATE

Aperta la scatola delle Akasha ci troviamo di fronte a diversi marchi di fabbrica La Sportiva. Il design è tutto giocato sul giallo e sul nero, con inserti rossi che indicano il battistrada FriXion Red, pensato per centrare il punto medio tra longevità e grip.

Sulle statistiche e a prima vista, questa non è una scarpa leggera. Pesa 330 grammi, ovvero più di 100 grammi sopra alcuni modelli da trail minimali.

Le protezioni distribuite praticamente ovunque sulla tomaia e le generose imbottiture ce la potrebbero far assimilare più alle goffe Ultra Raptor che a delle scarpe da corsa vere e proprie.

Eppure, come vedremo, sul trail le La Sportiva Akasha ci smentiscono. Almeno in parte…

Certo, sono scarpe resistenti e robuste, pensate per sopravvivere a mesi di salite e discese impietose. L’agilità e la precisione rimangono quindi in secondo piano.

Anche la suola e l’intersuola (la scarpa è alta 31 mm al tallone e 25 mm in punta, per un drop di 6 mm) non sono certo minimali, e puntano alle lunghe distanze.

Malgrado questa loro impronta pesante, il nome “Akasha” in sanscrito significa “leggero come l’aria”. Ma è un nome usurpato o se lo meritano?

COMODE, TALLONE A PARTE

Messe ai piedi, le La Sportiva Akasha sono due comode ciabatte.

Merito di tanti fattori: dall’imbottitura della linguetta a quella del contrafforte tallonare, dalla tomaia elastica alla calzata più larga degli standard La Sportiva… ma quello che conta è che danno un’immediata voglia di correre.

E proprio la prova della corsa svela tutti i pregi e i difetti nascosti della scarpa. Innanzitutto le Akasha calzano leggermente più corte della media. Consigliamo quindi di salire di mezzo numero, soprattutto per chi solitamente è al limite della propria misura.

Un altro fattore da tenere in considerazione è il tallone. Come in altre scarpe (le Nike Terra Kiger 6, ad esempio), questa conchiglia ferma che si adatta poco al movimento del tallone dà paradossalmente la sensazione di scarso controllo.

Questo perchè la naturale mobilità del retro del piede viene limitata, costringendo quindi ad adattarci a una meccanica forzata.

Ottima è invece la sensazione del piede nella tomaia. A un primo sguardo la scarpa pare anche troppo corazzata, ma non è così.

Gli strati di plastica fasciano il piede dandogli stabilità ma senza soffocarlo. È un po’ come un calzino di lana, che protegge ma non impedisce al piede di muoversi o di gonfiarsi liberamente dopo decine di chilometri di corsa.

SCARPE PIÙ LEGGERE E “SECCHE” DEL PREVISTO

Per quanto riguarda la punta, l’avampiede ha più spazio degli altri modelli La Sportiva. Le dita sono quindi lasciate libere, pur senza scontare questa ariosità con un senso di scarso controllo.

Inaspettata è poi la sensazione di relativa leggerezza che le Akasha ci restituiscono sul sentiero. Certo, in molti guardano a un modello sopra ai 300 grammi come a un’incudine improponibile. Ma in una scarpa contano anche il volume e il bilanciamento dei vari elementi che la compongono.

E questo è evidente nelle Akasha. La bilancia dice una cosa, la prova su sentiero ne dice un’altra. E ogni grammo in più si fa anche sentire in positivo, traducendosi in resistenza e durata.

Per correggere il paragone iniziale, non siamo di fronte a delle La Sportiva Ultraraptor leggermente dimagrite, ma a delle Scarpa Spin Ultra irrobustite.

L’intersuola invece non contribuisce certo al comfort complessivo. Infatti è piuttosto rigida, anche troppo se si pensa che la scarpa è pensata per le lunghe distanze, come vedremo.

Nel complesso, ai piedi una scarpa più leggera e comoda del previsto, con una calzata fasciante, senza slittamenti di alcun tipo. Ma dall’altro lato un’eccessiva rigidità dell’intersuola le rende più “secche” di quanto ci si aspetterebbe per un modello da lunghe distanze.

UNA TOMAIA PROTETTIVA

La tomaia delle Akasha è una corazza che lascia il piede libero di respirare: un equilibrio che difficilmente le scarpe di questo tipo riescono a raggiungere.

Uno strato di TPU ricopre l’intero tallone e fascia il piede fino a circondare e rafforzare le asole dei lacci. Il piede rimane sempre in sede, sicuro, stabile, a noi non resta che preoccuparci di correre.

Sopra l’avampiede troviamo ulteriori strati battezzati ProTechTion dal creativo reparto marketing di La Sportiva. Nel concreto, si tratta di sottili strisce di gomma che ancora una volta ci tengono al riparo da urti e detriti.

Il puntale semirigido protegge pur risparmiandoci lo sgradevole effetto irritante di altri modelli simili.

Come tutte le scarpe così ben strutturate, le La Sportiva Akasha non sono molto adatte ai climi umidi, alla pioggia e al fango. Infatti se l’acqua entra fa poi difficoltà ad uscire o a evaporare. La “corazza” non è quindi il massimo se testata in pozzanghere o tratti innevati.

La linguetta è iper-imbottita e non darà in alcun modo fastidio anche durante le gare lunghe.

Il già criticato contrafforte tallonare tende invece a rompersi con il tempo, e a quel punto ci possono essere degli sfregamenti indesiderati.

Si tratta comunque di difetti veniali in una tomaia che fa quello per cui è pensata: proteggere e stabilizzare il piede.

UNA SUOLA AGGRESSIVA

La suola è aggressiva fin da una prima occhiata, e il test del trail non smentisce le sue velleità.

Utilizza la mescola FriXion Red, che nella scala di La Sportiva dovrebbe essere la meglio bilanciata. Le altre sono la FriXion White (più grip ma meno durata) e la Frixion Blue (più durata ma meno grip).

I tasselli sono profondi ben 6 mm, e dalla sagoma a freccia. La direzione di queste frecce è invertita tra il retro e il fronte della scarpa. Questo per garantire miglior grip sia in salita che in discesa, e sia in fase di accelerazione che di frenata.

Il rosso e il nero della suola non è poi solo una questione estetica. La parte nera è in gomma più morbida e quindi con maggior grip, mentre il puntale e il tallone rossi sono più resistenti.

La Sportiva presenta questi inserti rossi come “l’esclusiva soluzione Trail Rocker™. In grado di favorire il movimento naturale tacco esterno – punta interna del piede durante la corsa”.

Di fatto le La Sportiva Akasha incentivano un atterraggio di tallone, più che di mesopiede. Il che non è raro in questa categoria di scarpe.

La suola offre quindi buone prestazioni,con qualche debolezza sul fango, malgrado il design apparentemente curato del battistrada.

UNA SCARPA RIGIDA E STABILE

Nelle scarpe da trail running l’intersuola è fondamentale. Questo strato che separa il piede dal sentiero determina la sensazione della corsa. Può andare da un estremo di morbidezza e assorbimento dell’urto a un estremo di “secchezza” e reattività. Con ovviamente infinite sfumature intermedie.

Partiamo subito dicendo che la vocazione protettiva di queste scarpe è assolutamente ribadita dall’intersuola in “Dual-Injection Shock Absorbing MEMIex”.

Nonostante manchi una piastra protettiva interna (rock plate), è difficile sentire le rocce appuntite durante la corsa.

Si tratta di un’intersuola ferma e paraurti, che sulle lunghe distanze può dare una sensazione di eccessiva rigidità che farà rimpiangere le clementi Hoka e compagne.

Le qualità dell’intersuola della Akasha sono altre: protettiva, reattiva e stabile, rende queste scarpe ideali per chi ha bisogno di sostegno dell’arco plantare. Insomma, morbidezza e sensibilità del suolo, non pervenute.

Paradossalmente bilancia la sua durezza con una buona flessibilità e capacità di torsione.

LONGEVITÀ SOPRA LA MEDIA

La durata è un grande pro delle La Sportiva Akasha. Sia la tomaia che la suola garantiscono infatti una tenuta eccellente nel tempo.

L’intersuola, come tutte quelle così rigide, mantiene inalterate le sue caratteristiche anche dopo mesi di utilizzo. Non si lascia mai troppo andare, né si irrigidisce ulteriormente.

LA SPORTIVA AKASHA: CHI DOVREBBE PRENDERLE

Spesso con le scarpe da trail running non ci troviamo di fronte a modelli buoni o cattivi, quanto a modelli più o meno adatti al nostro fisico, al nostro stile di corsa e ai nostri terreni preferiti.

Nel caso delle Akasha, qualcuno potrebbe trovarle scarpe pessime, altri potrebbero innamorarsi. Se cercate stabilità e protezione e non vi spaventano scarsa sensibilità e rigidità dell’intersuola, provatele.

Potrete anche affrontare corse lunghe, del resto le Akasha nascono per quello, ma a patto di accettare quest’intersuola così “secca”.

Dove sicuramente queste scarpe danno il meglio di loro è in allenamento, sulle medie-lunghe distanze e su terreni non troppo tecnici. Altrove possono risultare piuttosto goffe e “anestetizzanti” delle sensazioni del piede.

D’altra parte l’alternativa (l’ottima alternativa) tecnica ce l’abbiamo già pronta in casa La Sportiva: le Bushido II.

Le Akasha rimarranno quindi un punto fisso nella rotazione dei runner che cercano un “mulo” affidabile e più leggero di quel che sembra. Un solido fuoristrada che li accompagni a lungo sui trail di casa, proteggendoli e dando tutta la stabilità che si può desiderare.

LA SPORTIVA MUTANT VS LA SPORTIVA AKASHA

LA SPORTIVA MUTANTLA SPORTIVA AKASHA
Più adatte a terreni tecnici e ripidiPiù versatili
Più fascianti e precisePiù comode per le lunghe distanze
Più gripPiù reattive
Più adatte a terreni umidi e piedi in acquaPiù protettive e ammortizzate
Meno longeveMeno agili
Meno “piede a terra” (drop 10 mm)Meno sensibili
VOTO: 7VOTO: 7,5

Michele

"Foto, escursioni, corsa: tutte scuse per andare in montagna".