Al momento stai visualizzando Recensione Hoka One One Challenger ATR 6

Recensione Hoka One One Challenger ATR 6

La francese Hoka, nata dall’idea di due ex dipendenti Salomon che hanno scelto di avere il loro marchio, si è sempre distinta dalla concorrenza, fin dai suoi esordi una decina di anni fa.

Tre sono i punti che hanno adottato per emergere: un’ammortizzazione esagerata, capace di farti sentire “sulle nuvole” e volare in discesa; l’Active Foot Frame, un nuovo modo di concepire l’intersuola, sulla quale il piede non solo appoggia, ma “entra” (i bordi sono rialzati per ospitare il piede e dargli più stabilità); e infine il Meta Rocker, che in teoria e anche in pratica riesce a dare una sorta di spinta in avanti ad ogni rullata.

Per fortuna il look è decisamente migliorato rispetto agli inizi, quando alcuni modelli erano davvero inguardabili.

Certo, la sostanza è ciò che conta, ma almeno un pochino di attenzione all’aspetto non fa mai male…

Tra i vari atleti sponsorizzati, i cosiddetti ambassador, troviamo gente del calibro di Marco De Gasperi (ora passato a Scarpa), più volte campione del mondo, e Jim Walmsley, considerato tra i più forti nel trail running e ultratrail, e che nel 2018 ha fatto segnare il nuovo record alla mitica Western States 100 indossando un paio di Hoka Mafate Evo. Ce ne sarebbero altri, ma credo bastino questi due!

Ma veniamo al punto di questa recensione: le Hoka One One Challenger ATR 6, dove l’acronimo sta per All Terrain Running e ci fornisce subito un primo indizio.

PRIME IMPRESSIONI

Ho già avuto modo di indossare delle Hoka: ho usato le Speedgoat 3 e le Mafate Evo. Devo dire che ho apprezzato entrambe. Le Mafate Evo mi mettevano voglia di correre, avevano un’ottima aderenza ed avevano la capacità di essere morbide eppure reattive. Poi però sono passato ad altri modelli, per la curiosità di provarne altri, e non le ho più riprese.

Per quanto riguarda le Speedgoat, invece, avevo apprezzato il supporto che danno al piede, che si sente molto ben fasciato, e per la rigidità che le caratterizza, perfetta per i miei piedi.

Le Hoka Challenger ATR 6 invece le ho prese perché avevo bisogno di un modello adatto a fare soprattutto soprattutto sterrati e strade forestali, con molti pezzi di asfalto. E infatti è proprio per questo che sono state create. Ma quel “All Terrain Running” è leggermente eccessivo (ne riparliamo dopo).

La prima impressione appena comprate è stata di avere tra le mani una bella scarpa, quasi un paio di sneakers. Il colore scelto è il blu con inserti rossi, ma sono disponibili anche in giallo, azzurro, arancio e verde scuro. Quasi non sembrano Hoka se le paragoniamo ai primi modelli super “bombati”.

Si sente la leggerezza della scarpa quando le si prende in mano, ma si nota anche quanto sono rigide a livello della suola.

Ma passiamo alle cose importanti e vediamo come sono andate nella nostra prova.

COMFORT

Nella mia solita routine mi piace alternare scarpe diverse a seconda del luogo in cui vado e del tipo di allenamento, ruoto 3-4 paia ogni volta.

Ma dopo qualche giorno di prova con queste Hoka mi sono ritrovato a volerle usare sempre. Perché tra i vari modelli che ho provato negli ultimi anni sono tra le più comode che ho avuto.

A confermarmi tutto questo è il fatto è il fatto che spesso dimentico di averle addosso. Sono scarpe che terrei sempre ai piedi.

Particolarmente godibili sull’asfalto, quasi come avere un paio di scarpe da strada. Davvero una gran bella sensazione.

Certo, io sull’asfalto ormai ci vado poco e non sono più abituato a quel tipo di scarpe, magari mi basterebbe provare un qualsiasi paio da strada per avere le stesse sensazioni di comodità. Ma avere questo comfort in un modello da trail è comunque encomiabile.

La leggerezza fa la sua parte, le Challenger non si fanno sentire e non stancano mai. Unito al comfort di cui dicevamo, ne fa un prodotto perfetto anche per uscite lunghe.

Unica pecca, per i miei piedi, è che sono leggermente strettine. Infatti durante le prime uscite gli alluci andavano a sfregare contro la tomaia, col risultato di avere un callo. Ma dopo un po’ si sono adattate al piede e non ho più avuto problemi.

TOMAIA

Parto dai lacci perché mi piacciono particolarmente. Sono fatti in poliestere riciclato e hanno una consistenza piacevole al tatto; non sono troppo lunghi, né troppo corti; restano nella loro posizione senza bisogno di essere aggiustati.

La tomaia è invece realizzata in un filato ricavato dalla plastica riciclata, chiamato Unifi Repreve. Sembra resistente, ma allo stesso tempo abbastanza morbido.

Attorno al tallone la tomaia è ben imbottita e morbida all’interno. Il tallone è rigido, anche se non ai livelli delle Speedgoat, dove è davvero inflessibile. Ma anche se diverso, anche nelle Challenger si sente lo stile Hoka, caratterizzato da collarini rigidi e che ben sostengono il piede.

Dicevo che non c’è molto spazio in punta, ed anche sul resto del piede la scarpa fascia stretta, avvolge il piede perfettamente. La linguetta non è molto imbottita, ma è confortevole.

La traspirabilità mi sembra nella norma.

SUOLA E GRIP

Le Hoka One One Challenger ATR 6 hanno una suola pensata per fondi “tutti i terreni”. Nella realtà non è esattamente così.

I tasselli sono di 4 mm, che è una misura molto comune in scarpe door-to-trail. Ma sul grip si poteva fare di meglio. L’ho trovato decente, ma niente di eccezionale. Particolarmente buono sugli sterrati e sull’asfalto, ma evitate di chiedere a queste scarpe di tenervi in piedi sul bagnato o sul fango, vi faranno rimpiangere di non aver scelto un paio di verso.

Ho fatto un giro su un sentiero, non troppo tecnico, dopo una giornata di pioggia non intensa: se non fosse stato per i bastoncini sarei finito a gambe all’aria più volte.

D’altronde non si può chiedere troppo da scarpe di questo tipo. Sono delle door-to-trail e come tali devono riuscire a tenere terreni diversi, ma non troppo difficili. Però credo che sicuramente su questo punto Hoka possa migliorare un po’.

Un altro punto a sfavore delle Challenger, ma un problema minore, è che la suola tende a “raccogliere” sassi: le scanalature sono ampie e lasciano entrare facilmente ghiaia e altro materiale. Ma, ripeto, si tratta di un piccolo fastidio, almeno per me.

INTERSUOLA E SENSIBILITÀ

Sull’ammortizzazione c’è poco da dire: è ottima, ma non troppo morbida come sulle Speedgoat, e minore rispetto alle Mafate Speed 3. Forse più vicina a quella delle Torrent. Si sente bene sull’asfalto, ma è ben presente anche sui trail. Dopo circa 500km hanno iniziato a diventare un po’ più secche, ma sono comunque confortevoli.

In queste scarpe Hoka ha saputo trovare un ottimo equilibrio, che apprezzi fin da subito.

Le Hoka One One Challenger ATR 6 hanno un differenziale (o drop) di 5mm. Una misura che ritroviamo solo nelle Stinson, mentre tutti gli altri modelli Hoka da trail hanno 4mm. Forse la scelta sta ad indicare proprio l’intenzione di dare alla scarpa una natura leggermente più rilassata, proprio come le Stinson che non sono scarpe con le quali andar troppo veloci.

L’intersuola è fatta in EVA e non è dotata di alcun rock plate, il che ha senso visto che non le useremo dove ci sono sassi troppo appuntiti. E comunque la sensibilità è quella tipica di Hoka, si sente molto poco il terreno.

Non sono scarpe particolarmente reattive.

Anche le Challenger ATR 6 hanno il classico Active Foot Frame di Hoka, che aumenta la stabilità generale del piede. Anche la pianta larga dà sicuramente una mano. Ma questo non basta se siamo su tratti di roccia o troppo impegnativi, qui si sente subito che ci vorrebbe un altro tipo di scarpa, mancano sicurezza e precisione.

DURATA

Al momento in cui scrivo questa recensione le mie Challenger ATR 6 hanno circa 550km (Strava me lo ricorda… sempre comodo avere qualcuno che tiene il conto dei chilometri fatti).

La suola ha evidenti segni di usura, ma non tali da comprometterne il funzionamento. L’aderenza c’è ancora e continuo ad usarle con piacere.

Facendo una stima credo che a circa 700-800 km dovrò sostituirle, il che è abbastanza normale e comune a molte altre scarpe.

VERDETTO SU HOKA ONE ONE CHALLENGER ATR 6

Per chi sono ideali queste Hoka? Sicuramente a chi non ha piedi troppo larghi, vuole un modello da usare per fare sterrati, collinari semplici, o anche chilometri e chilometri di asfalto, cerca una scarpa che sia leggera, ben ammortizzata e davvero confortevole.

Per quanto mi riguarda so che se voglio stare comodo e godermi il giro senza preoccuparmi del ritmo posso sempre indossare le Challenger, mi hanno convinto e credo che alla loro naturale scadenza ne prenderò un altro paio.


Gabri

Trail runner e (da poco) ultrarunner. Finto alpinista, vero escursionista. Adoro i tramonti in montagna e riempire lo zaino di troppe cose.