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Come fotografare alba e tramonto in montagna: tutto quello che c’è da sapere

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Passare la notte in montagna – in tenda o in bivacco – è il modo perfetto per essere nel posto giusto al momento giusto. È vero: i momenti giusti per un paesaggista sono tanti (un temporale, un giorno di nebbia nel bosco, una nevicata…) ma oggi ci soffermiamo sui due attimi in cui la luce lassù dà il meglio di sé. Scopriamo allora come fotografare alba e tramonto in montagna, catturando al meglio gli effetti speciali del sole.

FOTOGRAFARE ALBA E TRAMONTO IN MONTAGNA: 10 CONSIGLI FONDAMENTALI

1. PROGRAMMARE I TEMPI

Difficilmente faremo una foto memorabile se ci limitiamo a tirare fuori la macchina dallo zaino e a scattare quando la luce ci pare buona. In particolare alba e tramonto richiedono una programmazione strategica, visto che sono spettacoli meravigliosi ma di durata piuttosto breve.

Chiaramente prima di partire (il cellulare potrebbe non prendere lungo il sentiero) è meglio cercare online l’ora esatta di alba e tramonto in quel periodo dell’anno. In questo modo potremo piazzare il cavalletto e scegliere soggetti e inquadrature in anticipo, oltre che programmare la sveglia.

A livello di tempi, è sempre meglio essere nel posto dove pensiamo di avere la vista migliore almeno mezz’ora prima dell’alba e del tramonto per cercare l’inquadratura migliore.

E poi – come vedremo più avanti – il momento esatto del sorgere o del tramontare del sole non è certo l’unico attimo fotografabile. Aurora e crepuscolo possono infatti regalare cieli coloratissimi, ed essere ancora più emozionanti dell’evento stesso che anticipano o seguono.

Programmare al meglio i tempi permette di cogliere al meglio il breve spettacolo dell’alba o del tramonto

2. SCEGLIERE LA LOCATION

A livello di luoghi, non serve essere un boy scout per sapere che il sole sorge ad est e tramonta ad ovest. Questo significa che dobbiamo scegliere il posto in base al nostro obiettivo. Puntiamo al tramonto, all’alba o a entrambi?

Il prato davanti al bivacco potrebbe essere bene esposto ad ovest e perfetto per le foto al tramonto. Ma per l’alba dovremo forse programmare di raggiungere la cima della montagna. Per cui dovremo tenere conto del tempo della salita (allunghiamolo prevedendo foto all’aurora) per settare la sveglia.

Che foto abbiamo in mente? Vogliamo puntare direttamente al sole (con compromessi e accortezze di cui parleremo nei punti successivi) o preferiamo fotografare il lato opposto, dove con i primi raggi le montagna diventano rosa e i prati sembrano andare a fuoco?

La scelta sta a noi. Il punto migliore per fotografare il tramonto potrebbe quindi essere coperto ad ovest, ma magari essere comunque un pulpito eccezionale su delle pareti dolomitiche e l’enrosadira, grande diva delle foto dei paesaggisti.

2. CERCARE UN SOGGETTO

Proprio su questo punto spesso si differenziano dilettanti e professionisti o fotoamatori esperti. Le nostre camminate ci portano a scoprire paesaggi talmente maestosi che la ricerca di un soggetto pare superflua: il soggetto non è il paesaggio stesso? Il soggetto non è forse l’alba, il tramonto o la via lattea?

Non è proprio così, e la differenza nei risultati si vede. Immaginiamo che due fotografi escano per fotografare alba e tramonto e si appostino più o meno sulla stessa zolla di prato.

Il primo fotografa l’orizzonte: il sole al centro e i magnifici colori del cielo a fare da contorno.

Il secondo piazza il cavalletto e si fa un autoscatto in cui – senza ingombrare troppo la scena: non parliamo di un selfie – osserva il sole sorgere o tramontare.

Quale delle due foto è più efficace? Sicuramente la seconda, per almeno tre motivi:

  • un soggetto umano aiuta ad immedesimarsi, ad immaginarsi come spettatori di quel tramonto. La foto dà in prestito allo spettatore un punto di vista
  • la figura umana dà per contrasto la misura della maestosità del paesaggio. Immaginiamo una gigantesca parete dello Yosemite Park fotografata con un grandangolo. Ora pensiamo alla stessa foto con una minuscola silhouette umana (diciamo Alex Honnold) che sta scalando la parete in free solo. Quale delle due foto dà meglio il senso drammatico delle dimensioni della parete?
  • un soggetto (umano, animale o oggetto che sia) aiuta la composizione: seguire la regola dei terzi è sempre un buon modo per ottenere un risultato armonico e più interessante allo sguardo

Il paesaggio o la stessa alba, per quanto magnifici, dovrebbero essere il motivo per cui si fa la foto, senza diventare soggetto.

Il soggetto è una persona, un animale, una roccia con una bella forma, dei fiori, la texture dell’erba… il paesaggio, diventando sfondo e contesto, risulterà ancora più spettacolare e, paradossalmente, centrale.

La differenza tra un’alba con un soggetto e un’alba senza soggetto. Foto di Michele Brusini

3. SOTTOESPORRE

I fotografi paesaggisti più puristi vi diranno che non importa quanto sia forte la tentazione, NON si fotografa direttamente verso il sole. Non solo è rischioso guardare il sole attraverso il mirino, ma la qualità dell’immagine sarà ridotta, causa aberrazioni cromatiche, riflessi e flares (macchie di colore).

Inoltre se vogliamo “dare una forma” al sole (e aumentare la saturazione del cielo) dobbiamo leggermente sottoesporre, riducendo i tempi e chiudendo il diaframma ad almeno f14. Ed è noto che con un diaframma chiuso la qualità della foto diminuisce, oltre a diventare sempre più visibili eventuali macchie-detriti sul sensore o sull’obiettivo.

Come tutte le regole, anche questa può essere aggirata usando una buona tecnica in fase di scatto e di postproduzione (a questo proposito vedi il punto 5).

Ma com’è possibile che in tutte quelle belle foto su Instragram il sole al tramonto o all’alba paia una stella, mentre nelle nostro foto è una macchia bruciata nel cielo?

La soluzione è in tre punti:

  • Ridurre i tempi di esposizione
  • Chiudere il diaframma ad almeno f14
  • Cercare qualcosa che ostacoli il sole

4. CERCARE UN OSTACOLO PER IL SOLE

Quest’ultimo punto è fondamentale, e può essere un ottimo modo per fare delle foto originali e creative. Quando il sole incontra un ostacolo e scattiamo con un diaframma abbastanza chiuso, ecco infatti che immancabilmente avremo quella famosa “sunstar” tipica delle foto dell’alba e del tramonto (questa “stella” avrà un numero di raggi pari al doppio del numero di lamelle della nostra ottica).

La buona notizia è che un ostacolo naturale è facilissimo da trovare: si tratta dell’orizzonte stesso. Se siamo abbastanza veloci a scattare esattamente quando il sole lo attraversa – alba o tramonto che sia – l’effetto stella è garantito.

Fotografare alba e tramonto in montagna ti dà anche la possibilità di usare l’ambiente attorno. Il sole che passa attraversa il foro di una parete o che supera o si inabissa dietro a una cresta si trasformerà in una splendida stella.

Se non vogliamo aspettare che il sole incontri un ostacolo, basta che ne creiamo uno noi. Ad esempio – come negli esempi qui sotto, in cui il mio socio Gabri si presta come parasole – posizionando il nostro soggetto in maniera strategica, o spostando l’inquadratura in modo da trovare uno spigolo adatto.

PS. Capita di vedere foto online con sunstar meravigliose e bizzarre, dai raggi lunghissimi (a volte anche di lunghezza diversa) e fittissimi, anche con il sole già alto nel cielo e senza alcun ostacolo se non quello delle lamelle del diaframma.

Se ci chiediamo come sia possibile e perchè noi non riusciamo a raggiungere questo risultato, la risposta è semplice: esistono dei pennelli di Photoshop che riproducono la sunstar. Insomma… è un sole finto, truccato. A noi la scelta se adulterare la natura o meno.

Le nuvole, un braccio, le mani, dei rami, una cresta… qualsiasi tipo di ostacolo è utile per formare la “sunstar”. Foto di Michele Brusini

5. FONDERE SCATTI CON TEMPI DI ESPOSIZIONE DIVERSI

Ok, abbiamo ridotto tempi e apertura del diaframma, ma ci troviamo comunque di fronte ad uno dei più annosi problemi dei fotografi di paesaggi… il cielo è perfetto, ma la terra è tutta “bruciata”, completamente sottoesposta.

O, viceversa, la terra è esposta correttamente, ma il cielo è bianco, sovraesposto in una maniera che supera tutte le possibilità di Lightroom o Photoshop di salvarlo… che fare?

Innanzitutto usiamo sempre un cavalletto (io uso il Manfrotto BeFree in carbonio). Non solo ci risparmia il fastidio di scoprire a casa che la foto era mossa (soprattutto dopo il tramonto o prima dell’alba, quando la luce è fioca). Ci permette anche di lavorare con scatti multipli.

Possiamo quindi piazzare il cavalletto e scattare due foto, con tempi di esposizione diversi: una con il cielo esposto correttamente, l’altra con la terra esposta correttamente. Possiamo anche scattare foto in serie, ad esempio con la modalità batch (la macchina scatta una serie di foto con tempi diversi, e noi a casa sceglieremo quelle che preferiamo).

Arrivati a casa importiamo le due foto su Photoshop o software simili e:

  • sovrapponiamo i due scatti su due livelli diversi
  • aggiungiamo una maschera di livello su quello superiore
  • selezioniamo la maschera di livello e prendiamo un pennello nero con la morbidità impostata al 100%
  • a questo punto “spennelliamo” la parte di foto che vogliamo eliminare, svelando quello che c’è sotto (ad esempio passiamo il pennello sul cielo sovraesposto, in modo che emerga il cielo della foto sottostante, che è esposto in maniera corretta, come nella parte sinistra dell’esempio qui sotto)
  • se non vogliamo usare il pennello possiamo usare lo strumento sfocatura impostando come due colori il bianco (bianco = copriamo i livelli sottostanti) e il nero (nero = mostriamo i livelli sottostanti), come nella parte destra dell’esempio qui sotto. Lo strumento sfocatura garantisce una perfetta gradualità della transizione da una foto all’altra

La cosa interessante di questa procedura è che se scopriamo che abbiamo svelato o mostrato troppo, possiamo riprendere il pennello e correggere. Non stiamo facendo infatti modifiche definitive o distruttive, almeno fino a che non fondiamo i due livelli e creiamo un jpg (nell’ultimo passaggio, quando siamo soddisfatti del risultato).

Scatti multipli: due metodi alternativi per fare foto al sole evitando l’HDR. Per far emergere il cielo della foto sottoesposta ho applicato una maschera di livello alla foto con cielo sovraesposto, per poi usare a sx lo strumento pennello e a dx lo strumento sfumatura (il nero rivela quello che sta sotto).

6. FONDERE SCATTI CON APERTURE E PUNTI DI FUOCO DIVERSI

La tecnica di fondere più scatti può essere applicata anche a foto con punti di fuoco diversi (focus stacking).

Ad esempio, nella foto della quale useremo il cielo ad essere a fuoco è la montagna all’orizzonte. Invece nella foto della quale useremo il primo piano ad essere a fuoco è il soggetto in primo piano.

Fondendole otterremo una foto finale con una profondità di campo decisamente maggiore. Chiaramente possiamo usare più di due foto, volendo.

Quando uniamo foto con livelli di luminosità diversi è evidente cosa scegliamo dell’una e dell’altra (si vede subito in quale delle due il cielo “è venuto bene” o viceversa). Quando invece uniamo foto con punti di fuoco diversi il discorso cambia. Può non essere così chiaro a occhio nudo da quali scatti prendere cosa, soprattutto se si lavora con più di 2 foto, come sarebbe meglio fare.

Photoshop ci viene in aiuto:

  • selezioniamo i vari livelli, dal menu “Modifica” eseguiamo l'”Allineamento automatico dei livelli” (non dovrebbe essere necessario, visto il cavalletto, ma non si sa mai
  • di nuovo menu “Modifica”, questa volta “Fusione automatica dei livelli”
  • selezioniamo “Crea serie di immagini”, spuntando “Toni e colori uniformi” e “Riempimento in base al contenuto per le aree trasparenti”
  • uniamo i livelli

Ecco che Photoshop fonderà il meglio delle varie foto, andando automaticamente a selezionare da ognuna di esse quello che è a fuoco. Il trucco per permettere al software di lavorare al meglio è fornirgli più foto: il risultato sarà una profondità di campo infinita, a prova di stampe di grande dimensione.

Simile al focus stacking, ma di più facile realizzazione (la fusione può tranquillamente avvenire a mano, con pennello o sfumatura) è l’aperture stacking. In cosa consiste?

Ad esempio, scattiamo il cielo a f14 (per l’effetto sunstar) e invece la terra a f8 (o qualsiasi sia il “soft spot” della macchina, ovvero l’apertura alla quale garantisce la massima qualità). Dopodichè fondiamo i due scatti con i metodi già visti.

Si tratta dello stesso metodo visto nel capitolo 5, ma questa volta a cambiare è l’apertura del diaframma al posto dei tempi di esposizione, con risultati simili. Ma in questo caso possiamo sfruttare i vantaggi delle diverse aperture (maggiore profondità di campo ed effetto sunstar a diaframma chiuso, maggiore qualità dell’immagine e minori aberrazioni a diaframma aperto).

Vi sembrano passaggi troppo complicati?

Una buona alternativa è semplicemente scattare un file RAW che sia una via di mezzo, ovvero in cui cielo e terra non siano né perfettamente esposti nè troppo bruciati. A questo punto potremo “aprire” le ombre (rischiando però l’effetto grana) e “chiudere” le luci in Lightroom o simili, ottenendo comunque un discreto risultato.

Certo, rimane il buon vecchio HDR, che però è un po’ il cocktail di gamberi della fotografia: è passato di moda. Il motivo è che gli HDR (High Dinamic Range: scatti a diverse esposizioni fusi in un’unica foto con software specifici o con la stessa macchina fotografica/cellulare) solitamente sembrano… falsi.

C’è qualcosa di irreale e kitsch nei colori, che solo una mano sapiente in post produzione sa correggere senza dare nell’occhio. Insomma: teniamo l’HDR come ultima spiaggia.

Foto ottenuta dalla fusione di due scatti con il metodo del focus stacking
A sinistra particolari del primo scatto: montagne sullo sfondo a fuoco, croce di vetta in primo piano fuori fuoco.
A destra particolari del secondo scatto, con primo piano a fuoco e sfondo fuori fuoco.
Particolare della foto finale, ottenuta fondendo i due scatti con lo strumento “Fusione automatica livelli”. Dalle miniature delle maschere si capisce che il software ha selezionato in maniera mirata tutti gli elementi a fuoco, in questo modo si vedono chiaramente sia i dettagli della croce che della montagna.

7. IL TRUCCO DELLE MANI

Breve appendice al punto 4 e vero e proprio life hack per chiunque voglia capire come fotografare alba e tramonto in montagna.

Abbiamo detto che fotografare contro luce può causare una riduzione della qualità dell’immagine, flares e riflessi vari… Certo, possiamo in parte ovviare usando diverse aperture di diaframma e seguendo la procedura di cui si è parlato al punto 4, ma a volte non basta.

È vero, se fotografiamo la terra ad f8 avremo meno flares, ma qualche macchia anche grande potrebbe comparire comunque, e non sempre è così facile rimuoverle con il timbro clone in Photoshop.

Il metodo migliore prevede l’utilizzo di uno strumento di precisione facile da reperire: le mani.

Piazziamo il cavalletto e facciamo una foto con tutte le impostazioni che ci sembrano migliori per avere un bel cielo saturo e drammatico. Nella seconda foto apriamo il diaframma fino a raggiungere il “soft spot” del nostro obiettivo (potrebbere essere f8, f5.6, dipende dai modelli…).

A questo punto copriamo il sole con la mano. Basterà zoomare sul terreno per notare quanto aumenti la qualità in questo modo: zero riflessi, flares o aberrazioni. Dettagli affilati, contrasto “croccante”, colori vividi. E basterà fondere questa foto con quella del cielo per avere il meglio dei due mondi!

Consiglio: fate in modo che la mano non oscuri parti di paesaggio troppo importanti. Dobbiamo pensare che andrà “spennellata” in Photoshop, quindi l’ideale è che copra il minimo indispensabile (cioè il sole). Potrebbe bastare anche un dito.

Nella prima foto la mano copre il sole, evitando flares e cali di qualità (presenti nella seconda foto). Le due (o più) foto verranno poi fuse per arrivare al risultato visibile nella terza immagine. Foto di Michele Brusini

8. NON SOTTOVALUTARE L’ORA BLU

La definizione di “ora blu” può dare una certa idea di malinconia, ma una delle chiavi per capire come fotografare alba e tramonto in montagna è proprio sfruttare questo momento di passaggio.

Per “ora blu” si intende infatti quella fascia di tempo variabile in cui il cielo si schiarisce e passa velocemente dal blu al rosa (aurora) prima dell’alba, o si scurisce e passa dal rosso al viola (crepuscolo) dopo il tramonto.

La tentazione, passato lo spettacolo del tramonto, è quella di tornare in bivacco o in tenda a godersi il tepore e rivedere le foto sullo schermo della macchina fotografica. Ma il consiglio è di non avere troppa fretta, perchè il cielo può diventare ancora più spettacolare mezz’ora dopo al tramonto: nuvole rosso-viola, silhouette di animali che si stagliano contro il cielo, sfumature intense…

E lo stesso vale per l’aurora. Cerchiamo di programmare la sveglia in modo da essere sul posto almeno mezz’ora prima dell’alba vera e propria. Anche in questo caso il passaggio tra notte e giorno può regalare scatti unici, con la luna e i primi toni rosa che si incontrano.

Proprio l’ora blu ci permette anche di fotografare in ogni direzione vogliamo, senza preoccuparci troppo di riflessi e qualità dell’immagine, visto che non serve chiudere troppo il diaframma o sfidare il sole con la sua luce diretta, così difficile da domare.

Aurora (in alto) e crepuscolo (sotto). Foto di Michele Brusini

9. NON AVERE PAURA DELLE NUVOLE

Capita che il meteo preveda un’alba o un tramonto nuvolosi, e che questo scoraggi il fotografo che preferisce restare a casa piuttosto che “andare fino là per niente”.

Consiglio spassionato: sono davvero rarissime le volte in cui ho assistito a un’alba o a un tramonto senza portare a casa almeno una foto (o un ricordo) da conservare.

Anzi, sono proprio le albe e i tramonti completamente sgombri di nuvole ad essere i più banali e difficili da fotografare. In questi casi il consiglio è infatti di concentrarsi sugli effetti di luce su erba, rocce e animali, lasciando perdere foto dirette del cielo, che tendono a essere un po’ piatte.

Dovremmo quindi essere contenti di avere qualche nuvola in cielo. Sono le nuvole a colorarsi e a rendere più vivo il cielo, o a costituire un buon ostacolo per il sole (di nuovo: effetto sunstar).

E anche quando sono così fitte da impedire al sole di farsi vedere, all’alba o al tramonto possono dare vita a diversi spettacoli, come raggi filtranti e cieli drammatici, magari da virare in bianco e nero.

Due albe nuvolose. Foto di Michele Brusini

10. MANTENIAMOCI CALDI (OBIETTIVO COMPRESO)

Al di là dei consigli tecnici, ci sono dei piccoli suggerimenti la cui importanza si misura con l’esperienza. Ad esempio è utile ricordarsi che per fare belle foto all’alba o al tramonto in quota bisognerà stare più o meno fermi per almeno mezz’ora.

Il modo migliore per ottenere dei buoni risultati è essere rilassati e concentrati, in modo da non fare troppi errori (non torneremo lassù per l’alba così spesso!). Intanto scattiamo senza paura: meglio uno scatto in più che uno in meno, faremo pulizia a casa.

Poi facciamo in modo di risparmiarci fonti di distrazione, a partire dal freddo! In montagna l’ora prima dell’alba può essere gelida anche in estate, quindi il consiglio è di avere con sé guanti (adatti al touch screen), cuffia e piumino. Tutta attrezzatura che magari useremo solo in quella mezz’ora di appostamenti, ma ne vale la pena.

Altro fonte di distrazione (e di imprecazioni) è l’obiettivo appannato. Per questo è bene tenerlo al caldo in un paio di guanti o sotto le coperte fino al momento dell’uscita, e avere sempre con sé un panno per pulirlo e disappannarlo.

L’obiettivo si appanna perché quando arriva il sole si scalda l’aria e crea condensa sulla lente fredda, quindi un’altra soluzione sono delle fasce anticondensa che tengono la lente calda (accessorio molto usato dagli astrofotografi).

Un’alternativa – nel caso questo fenomeno con i nostri obiettivi sia ricorrente, il che è raro! – sono dei piccoli phon portatili, oppure mettere (non a diretto contatto) sulla lente uno scaldamani.

11. CONSIGLI EXTRA

Altro accorgimento utile è scaricare e fare un po’ di pratica con le app che permettono il controllo via wi-fi della nostra macchina (l’alternativa è il buon vecchio telecomando, nel caso di modelli meno hi-tech).

Infatti noi stessi possiamo essere un ottimo soggetto per una spettacolare foto di paesaggio, e queste app ci consentono di comporre l’immagine usando lo schermo del celluare. Una volta che siamo soddisfatti basta schiacciare un pulsante, e la macchina – anche a grande distanza – scatterà.

Ultimo consiglio, molto specifico, ma – ve lo dice chi lo ha imparato sbattendoci la testa – molto utile.

Spesso chi esce a fotografare l’alba in montagna la notte prima ha fotografato le stelle. Per l’astrofotografia la macchina sarà impostata sulla messa a fuoco in manuale.

Ecco, ricordiamoci di rimettere il fuoco automatico per fare la foto all’alba, o potremo scoprire a casa (lo schermetto della macchina non è così affidabile) che tutte quelle meravigliose foto erano sfocate!

CONCLUSIONI

Capire come fotografare alba e tramonto in montagna è il modo migliore per portare sempre con noi un ricordo in pixel di quei momenti memorabili. La luce è la materia prima del fotografo, e alba e tramonto sono delle vere e proprie miniere d’oro, soprattutto in alta quota.

Tutti i consigli tecnici dati fin qui sono secondari rispetto all’unico consiglio tanto naif quanto fondamentale: per fare una bella foto in montagna, bisogna essere lì.

Facciamo quello che serve per essere lì all’alba e al tramonto: programmiamo, indossiamo scarpe comode, alleniamoci, vestiamoci bene… è questo il segreto, non l’ultimo corpo macchina, un corso di 1000 ore in Photoshop o chissà che competenze metereologiche.

Un’ultima avvertenza: capita a tutti – sottoscritto compreso – di fare tanta fatica per poi scoprire che le foto fanno schifo.

Non ci siamo ricordati di abbassare gli ISO, la foto è venuta mossa, è piena di flares, la scheda SD era piena, la nuvola ha oscurato il sole al momento dello scatto…

Buone notizie: ogni tramonto è diverso, ogni alba è diversa, e la ricerca di una foto migliore può essere una buona scusa per tornare e, come diceva Samuel Beckett, “fallire meglio”.

Michele

"Foto, escursioni, corsa: tutte scuse per andare in montagna".